Sapore di gelso 

​Il tempo non ci lascia scampo. 

Torna e chiede il conto. 

Ti toglie il sonno. 

Ti ritrovi con più ricordi di quelli che vorresti,  con la pelle segnata e i primi capelli bianchi che sembravano non dover mai arrivare. 

Ma te lo ricordi il sapore che avevano i frutti di gelso che rubavi a tuo nonno da piccolo? 

E quel brivido che provavi,  e le tasche piene e la bocca sporca. 

E no,  non c’era nulla di più buono. 

Vorrei un minuto,  uno solo,  per riempirmi le tasche ancora. 

Per vedere dove è stato il punto di rottura. 

Anzi no,  quello lo ricordo bene. 

Lo ricorderò anche quando le pupille si faranno sbiadite e stanche. 

Il tempo è così,  lui scorre inesorabile e bastardo. 

Anche quando non te ne accorgi,  anche quando ti metti a correre in senso contrario.  

E non aspettatevi risposte,  vi darà solo altre domande. 

E io vorrei essere più semplice. 

Vorrei poterlo vivere meglio questo tempo. 

Ma lui si nutre di questo mio essere evanescente e nostalgica.  

Perché sono sempre arrivata tardi. 

Di un soffio. 

Di un attimo. 

Di un battito di ciglia. 

Se solo il mondo intero si fermasse,  e io sola potessi muovermi fra la gente,  sentire gli odori,  assorbire tutti i colori. 

E invece il tempo non ti lascia nulla,  ri trovi a tasche vuote e bocca asciutta. 

E no,  non credere che esista un antidoto,  un’immunità. 

Per combattere il tempo puoi solo fare del tuo meglio per andare a tempo.  

Che il ritmo non lo puoi scegliere,  magari ti fa schifo.  Magari è fantastico. 

Poco importa. 

Tanto cambia,  di continuo. 

È che io e la mia asincronia innata inciampiamo sempre. 

Il tempo non ti fa ritentare,  non esistono prove. 

Ti ritrovi catapultato a centro scena e il pubblico troppe volte è spietato e non ti resta che fare il meglio che puoi. 

C’è un segreto però,  il tempo è uguale per tutti,  il tempo non fa favori a nessuno. 

A sipario calato saremo tutti uguali. 

La differenza la faranno solo il modo in cui ci siamo mossi. 

E ci si deve muovere con gentil,  cuore,  umanità,  verità. 

Tanto i ricordi un modo per ritornare lo trovano. 

E magari ti porteranno un dolore o chissà,  sapranno di gelsi.

Annina Botta 

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27 pensieri su “Sapore di gelso 

  1. I miei sanno di entrambi, ma ho scelto come muovermi.

    Il tempo ci darà ragione. Né prima né dopo, ma al momento giusto. E sopratutto lo uso con chi è pronto ad accoglierlo, perché anche la pelle segnata è un fascino per chi la accarezza.

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      1. Quando guarderai i pezzi che hai adesso e che ti sei lasciata alle spalle, allora il tuo puzzle sarà molto più chiaro, e tutto andrà come deve andare, perché sarai tu questa volta a deciderlo e non il tempo né i ricordi, ma affianco a loro.

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  2. Un astronomo disse:
    Maestro, parlaci del Tempo.

    E lui rispose:
    Vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
    Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
    Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.

    Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
    E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
    E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto
    Entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
    Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
    E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere,
    E non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
    E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?

    Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
    E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.
    Kahlil Gibran

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  3. Io lo scorso inverno ho piantato un gelso …deve avere sui 70 anni un contadino li aveva tolti e li vendeva per poco…. Un tronco che in primavera é esploso di vita ha emesso cento rami e fatto mille frutti. Immagina la trepidazione nell’assaggiare il primo frutto.
    Questa é la lezione del gelso tenace e generoso, lo puoi spogliare e trapiantare altrove ma ricomincia.

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  4. Le “more” di gelso, ricordo che erano anche “bianche” e che, mature, si coloravano di rosa… e le ciliegie rubate, un gusto trasgressivo che da grandi si dimentica. Il nostro bambino ritorna, a ricordarci che il tempo è una sensazione dell’anima…

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