Io non mi vergogno 

​Sono stanca e rompo il silenzio. Quel silenzio omertoso,che ti fa vergognare,ti fa sentire diverso. Se lo dice bonolis,carlo verdone,maria de filippi allora va bene. Sono dei grandi,hanno le palle. Ma io non sono nessuno,non sono una celebrità,non sono una vip. L’ansia esiste,è un male che colpisce migliaia di persone. Che ogni giorno lottano per tentare di fare le cose,senza quella paura irrazionale che ti prende e non ti lascia respiro. L’ansia può durare un periodo,può andare via per anni e tornare. L’ansia,l’ipocondria,la depressione,gli attacchi di panico sono una realtà. Le ha un familiare,un amico,un collega,un vicino di caso,il garzone del pane,il direttore d azienda,  l’insospettabile,  l’amico fraterno. Siete circondati da persone che almeno per un periodo hanno provato uno stato di disagio dell’anima.  Sette su dieci dicono le statistiche.  E io sinceramente sono stanca di dovermi vergognare perché lotto ogni giorno,perché a volte ne ho le palle e a volte no. Sono stanca di non doverlo dire ad alta voce perché la gente ti guarda strano. Sono stanca di dover far finta di niente. Voglio rompere il silenzio,per me,per tutti quelli che ci sono passati,che ci sono infognati,che si sentono sbagliati. Perché è facile poi,quando qualcuno molla e si rassegna dire ‘poverino’. Eh no,troppo semplice. Usate umanità e sensibilità. Non è trasmissibile,non è infettiva,  non abbiamo la peste o le verruche genitali, non ci rende stupidi o incapaci di intendere e volere. Ci rende solo meno liberi. Perché qualcosa dentro ci blocca. Non bloccateci anche voi con i vostri giudizi,la vostra a volte cattiveria,la vostra diffidenza e la vostra ignoranza. È un problema di cui non si parla,  se non sottovoce,  bisbigliando,  come fra vecchie comari,  come fosse un’oscenità. È uno stigma infarcito di luoghi comuni e superficialità. Chiedete,  informatevi,  abbiate empatia e sensibilità.

Annina Botta 

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141 pensieri su “Io non mi vergogno 

  1. Facciamo un coro, Annina. Uniamoci. Forse troveremo qualcuno disposto ad ascoltarci e… aiutarci.
    Non so tu, ma io, quelle raro volte che ho chiesto aiuto ho trovato solo orecchie sorde.
    Eppure, se è vero che su 10 sette ne soffrono o ne han sofferto, ci dovrebbe essere gente sensibili al problema.

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    1. Siamo in tanti, tantissimi. Io ne parlo liberamente da anni. E rispondo alle domande della gente. Mi accorgo che c’è tanta ignoranza in merito, che ci sono tanti pregiudizi e paure. Ho intrapreso questa “battaglia personale” per permettere a chi non ne ha la forza o il coraggio di potersi muovere in un mondo più consapevole. Conosco persone che soffrono di attacchi di panico che vengono trattate dalla famiglia come se fossero alieni da ospedalizzare. Se le mie parole toccano anche solo una persona non saranno state dette vanamente.

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      1. In quanti sono stati toccati, finora dal tuo prezioso lavoro ?
        Ho provato una cosa, sulla mia pelle:
        chi ne ha sofferto non vuole avere a che fare con chi ne soffre e si vuole godere il suo benessere;
        chi ne soffre non sa come aiutarti, anzi, vorrebbe essere aiutato;
        quelli che son da sempre fuori dal problema non ci si mettono nemmeno ad ascoltarti.
        Come risolvere?

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      2. Io ne parlo a chi non sa cos’è. Mi fanno domande, le più strane, ma alla fine almeno sanno cos’è. Lo dico senza remore, a gente che mi risponde “tu? Non lo avrei mai pensato”. Eppure invece è così. Cerco di dare sostegno a chi è in fase critica, come sono stata io, e a chi ne è uscito non servono parole. Ti capisce con uno sguardo. Ma io voglio far sapere al mondo che esistiamo, che soffriamo, che abbiamo un disagio e che ciò non compromette il nostro senno. Voglio che chi sta troppo male sappia che non è solo.

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      3. Io non sono così sicura: mi ha voltato le spalle ed è sparito anche chi diceva di amarmi… ma proviamo lo stesso a far catenaccio come dici tu. Se non ne esco io, almeno tu o qualcun altro verrà ascoltato e aiutato.

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      4. Anche io sono stata abbandonata da chi diceva di amarmi. Anzi, peggio, la frase ricorrente era “nessuno ti potrà mai amare per i tuoi problemi”. Io ora appena inizio ad uscire con qualcuno glielo dico subito, prendere o lasciare. Caterina gli stronzi ci sono, e sarebbero stronzi pure con chi non ha i nostri problemi. Ma se ci mettiamo tutti assieme e parliamo nelle strade, scriviamo su internet e creiamo almeno movimento sulla cosa ne beneficeranno tutti. Noi per prime, che si abbiamo i nostri mostri ma li usiamo come valore aggiunto per aiutare gli altri.

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      5. Lo stronzo è stao doppiamente stronzo visto che lui per primo era già passato da questa strada e, probabilmente, non ne è ancora uscito del tutto. Ma transeat.
        Tempo fz ho scritto già qualcosa sul mio blog, ho descritto una mia crisi. Non è stata recepita come tale. Forse perchè l’ho descritta con troppo pudore… non so.

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      6. Allora lo stronzo fa parte di quei casi in cui si è talmente stronzi che neanche un’esperienza umana così forte può redimere… Mi dispiace per te! Io pure tra i primissimi articoli del blog avevo provato a descrivere una crisi d’ansia, si chiama il demone se non sbaglio.

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  2. Ti sono vicino…io ho sofferto di ansia, depressione ed attacchi di panico per quasi 30 anni…medici e medicine, controlli, esami, stati d’animo da incubo… Ma da un anno e mezzo a questa parte sono uscito dal tunnel, sto riprendendo tutta la mia vita in mano e mi sento RINATO!!! Non mi vergogno, non permetto a nessuno di giudicare il mio passato, non voglio più avere a che fare con quei maledetti mostri che mi hanno tarpato le ali per quasi 30 anni! Non per tre giorni: quasi 30 anni della mia vita! Forza e coraggio: se lo vuoi, pian piano si esce dal tunnel, prima o poi uscirai anche tu da questi incubi e ti sentirai risorta a vita nuova. Per ora il mio pensiero va a te e alle tue sofferenze….ti sono vicino….Grazie per averne parlato! Carlo 🙂

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    1. Io sono dieci anni, con periodi in cui credevo di averli uccisi i mostri, poi son tornati. Grazie per le tue parole Carlo, se ne parlo è per dare voce a chi si vergogna, a chi si nasconde, a chi ha paura dei pregiudizi. Perchè nessuno ne parla, è un tabù e io questo tabù voglio romperlo.

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  3. Nemmeno io mi vergogno. Non posso dire di avere convissuto con l’ansia… poiché quando c’era lei, non c’ero io. L’ansia è stronza perché non ti fa mettere a fuoco le cose per bene. Sembrano tutte montagne ed è tutto un terremoto dentro. Nell’ansia ci ho lasciato 5 anni, che non mi ridarà nessuno. La cosa peggiore è che in pochi capiscono o molti fanno finta di non capire. Ora tutto è sole. Anche quando piove, come oggi. Anche quando la vita ti da un calcio nel sedere, ma tu, stavolta, ci sei.

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    1. Bellissime parole Fabio. Hai proprio ragione… Quando c’è lei non ci sei tu… E la superficialità della gente fa male. Io ho imparato a non vergognarmi di ciò che sono, e ciò che sono è anche ansia. Ma credo che sia un atto dovuto parlarne. Per dare conforto a chi si sente solo e per risvegliare le coscienze

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      1. In ogni cosa ci sono mille sfaccettature. Ma non posso parlare degli altri. Posso parlare di me. Della mia esperienza. Ed io non ho mai voluto essere aiutato. Ne sono uscito da solo. Detto questo, ben venga, il voler sensibilizzare tutte le persone, ma non è semplice, perché il problema non di facile risoluzione. È più profondo di 4 parole messe in croce, è varia da persona a persona. Da un “non contagioso”! 😊

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  4. Come esseri umani siamo maledettamente fragili, siamo pieni di quelle prospettive e di quei traguardi che, senza rendercene conto, ci fanno perdere la bellezza dei rapporti più semplici, colpa anche dei media che hanno portato un cambiamento radicale alle relazioni sociali, l’individualismo, l’egoismo e l’opportunismo hanno dato impulso a quella visione della vita, fatta di arrivismo e di carrierismo a tutti i costi che gli stessi media hanno enfatizzato negli ultimi vent’anni, questo cambiamento è risultato letale per gli animi più sensibili ed “ingenui” tanto da creare in loro un sentimento di falsa inferiorità, quindi sforzo di valere e di prevalere, ma d’altro canto il sentimento d’inferiorità, d’insicurezza, d’incapacità è quello che induce a prefissarsi un fine nella vita e aiuta a perfezionarlo.
    Se sei curiosa, prova a leggere qualcosa inerente questo tema, sul mio blog ne parlai tramite Adler:
    https://poesiacultura.wordpress.com/2015/12/29/alfred-adler-il-senso-della-vita-2/

    Ciao Annina 🙂

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  5. Io ho parlato in un articolo, di depressione post-partum. L’ ho avuta e aiuto con la mia esperienza chi ce l’ha. È fondamentale. Bisogna ascoltare. Non criticare. Ne dare sommarie soluzioni. La cosa migliore è riportare la propria esperienza, cosicché la persona si riconosce e si identifica con il nostro vissuto.
    Parlarne fa solo che bene.
    Mia mamma soffre di crisi di panico. È debilitante. Molto. Ed anche tre mie colleghe. Capisco quanto sia difficile.
    Ma da sempre, le malattie ” poco visibili” fisicamente, sono quelle maggiormente sottovalutate. Eppure sono le più subdole. S’insinuano dentro noi, e fanno un cappio alla nostra esistenza.

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      1. WordPress talvolta fa le bizze.
        Ogni tanto, quando vorrai, dai un’occhiata, anch’io settimanalmente lo faccio. E ci trovo diversi ” pesciolini”.
        Poi, pescati più volte, riescono a restarne fuori.

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  6. Purtroppo chi non ci passa non può capire.
    Per chi non ci passa è ” tutto risolvibile” con la forza di volontà. E magari fosse realmente così.
    Per questo a volte si preferisce tacere. Perchè tanto nessuno comprende. Neanche le persone più vicine.
    Ed è davvero triste come cosa.

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  7. Il disagio che molte persone provano ( indipendentemente dall’attuale situazione socio- economica in cui ci troviamo ) è un disagio esistenziale che nasce dal fatto di non aver avere quella vita soddisfacente che si pensava di meritare, se non altro come diritto acquisito per il fatto di essere vivi. L’aspirazione alla felicità, i propri sogni fanno i conti con una realtà che frustra, e ciò determina il disagio di vivere in una vita che non si sente “propria”. Questo, unito alla consapevolezza di avere solo la vita che sta scorrendo via, rende il passo verso la depressione. Chi è in crisi dovrebbe analizzare
    la propria vita, dicendo poi se avverte un senso di “stagnazione”, di “inutilità”, di “incompiutezza.
    La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita essendosi fissata sul raggiungimento di un obiettivo ormai morto da tempo.
    Forse servirebbe
    : smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione – tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti senza mai arrivare ad una via di uscita – e… vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa si fa all’inizio, basta… “fare”. Poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona.
    Rompi quello schema, sorprenditi, non darti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque novità, attività o corso, non pensare subito “non mi interessa”, “non fa per me”: senti semplicemente se ti “piace”, e se è così… buttati!
    E SOPRATTUTTO NON VERGOGNARTI!
    Un abbraccio

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  8. E sì, si comincia così a vivere: con un’assoluzione, magari un’occhiata allo specchio benevola e una passeggiata. Piccole cose. Per me è andata così, sono tornata. Con l’aiuto di Dio.
    Ti abbraccio da lontano… mica tanto!
    Ti dedico un brano di un cantante che è un amore recente:

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      1. Tu prendi quello che vuoi e ti piace perchè è “donando che si riceve” e ci si contagia con ciò che ci fa bene. Ok? Io farò lo stesso, per restare umile e senza fronzoli 😀 Ciao! A presto, Vicky

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  9. Grandi parole, importanti, che non tutti hanno il coraggio di pronunciare a voce alta, figurarsi a scriverle pubblicamente su un blog, nero su bianco.
    Niente di più da dire di quanto non ti abbiano già detto.
    Convivo con l’ansia ogni giorno, non tanto io quanto il mio compagno, che di conseguenza, pur senza volere, ne carica un po’ anche me.
    Quindi, a modo mio, almeno un poco posso capirti. È una lotta continua, ogni giorno, e se ne parli con chi non capisce, o non vuol capire, ti senti sminuire, ridere in faccia e dire che “ti fai dei viaggi inutili”.
    Triste, ma purtroppo vero, e questo non fa che peggiorare la situazione, soprattutto quando a dirtelo sono le persone che più dovrebbero supportarti.
    Quindi… “abbi fede”, resisti, e sappi che non sei sola.
    Tantissime persone ti sono vicine, anche quelle che non immagineresti mai.
    Un abbraccione.

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    1. Grazie mille cara! Io ormai ho superato quella fase, ne scrivo e ne parlo pubblicamente per la me diciannovenne spaventata e impaurita che non sapeva cosa le stava succedendo, che si vergognava come se avesse rubato all’iper, che si sentiva sbagliata e impotente e giudicata. Ora non è più così. Ho imparato a conoscere il mio male, ho imparato a darmi valore, ho imparato a non vergognarmi mai di ciò che sono. Se ne parlo, se ne scrivo è per quella ragazzina che si nascondeva in bagno e per tutti coloro che lo vivono.

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      1. Mi dispiace molto per quella ragazzina… ma se la donna che c’è adesso è riuscita a superare il suo male di vivere, tanto meglio. Significa che già allora era forte abbastanza… solo che non lo sapeva 🙂

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  10. Il tuo grido, la tua testimonianza sono importanti. Lo ammetto, fino a poco tempo fa, al sicuro nella mia placida ignoranza e indifferenza, non sapevo cosa significassero, veramente, angoscia e ansia. Attacchi di panico. Nemmeno adesso lo so e, credo, non lo capirò mai. Tuttavia, una persona vicina, molto vicina, mi ha fatto conoscere la forza ambigua e devastante di questi stati. Senza mai perdere, come dici tu, la lucidità, la cognizione di sé e di cosa le stia accadendo. Anzi. E’ una persona che avrebbe tutti gli strumenti per indagarne le cause, per individuare e tentare una terapia, un percorso. Il suo disagio, la sua sofferenza mi hanno aperto finalmente gli occhi. Non giudicavo, ignoravo. Ora intuisco. E non posso far altro che provare a stare, oppure a recedere, rimanere alla giusta distanza, indovinare cosa possa essere meglio e farlo, nella speranza che possa servire. E’ rispettare, in fondo, poiché comprendere è davvero difficile, impossibile. Accetta quindi un abbraccio sentito. E un sentito augurio, dal profondo del cuore.

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    1. Grazie Paolo! Vedi io apprezzo molto chi, come te, ammette di aver ignorato il problema ma che posto dinnanzi a una situazione concreta ha sfoderato sensibilità e ha voluto capire sospendendo i giudizi. Ne parlo per dare conforto a chi si sente solo e per risvegliare qualche coscienza. Ovviamente non è una colpa ignorare cosa sua l’ansia o la depressione. È una colpa rendersi inaccessibili e rifiutarne l’esistenza. È una colpa ripete le stesse frasi recitanti “non ha voglia, non ha carattere, sono tutte scuse”. Scrivo per creare più consapevolezza e spero di riuscirci

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  11. Ma vergognarsi di cosa??? Piuttosto mi sono vergognata io quando, davanti a una improvvisa crisi di ansia di una mia carissima collega, non ho saputo cosa fare per aiutarla in quel preciso momento. Ne abbiamo parlato dopo, con naturalezza e semplicità. Ora so come meglio intervenire nel caso si ripetesse. Anche lei sa come aiutare me: ho avuto un po’ di bronchite e lei teneva in borsa le caramelle di carruba quando mi sentiva tossire forte.
    Fai bene a rompere il silenzio, parlane con le persone fidate che ti circondano: solo così potranno provare ad aiutarti.

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    1. Grazie ili! Fidati, in pochissimi la vedono come te. Io ho già fatto un percorso, ho ancora strada da fare, ma ho imparato a gestirmi se così si può dire. Voglio che chi sta male sappia di non essere solo e che chi non conosce il problema si ponga qualche domanda fuori dai soliti cliché

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  12. Purtroppo queste malattie venivano scarsamente considerate, anche dai medici che imputavano tutto alla depressione e a problemi psicologici. Per fortuna le cose ultimamente sono cambiate ma c’è ancora molta ignoranza al riguardo, gli attacchi di ansia, come quelli di panico sono reali ed anche pericolosi, mia cognata ha richiato grosso, era in macchina ed è riuscita a fermarsi e ad accostare al cicglio della strada con un forte attacco di panico che la bloccata per mezz’ora prima di riuscire a riprendersi un po’…..
    Quello che è certo è che sono fenomeni causati da particolari periodi di stress, o dolorosi, e quindi quello di cui c’è bisogno è tranquillità e comprensione, sapere che c’è qualcuno che è vicino e che capisce può essere un valido aiuto.

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      1. esatto, bisogna parlarne perché queste cose esistono e la cosa peggiore è per chi ne soffre perché ci vuole forza di volontà per uscirne, vergognarsi lo devono fare quelli che ci ridono sopra…

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  13. Presente! Io sopravvivo quotidianamente con 150 mg. di pregabalin, clonazepam e una iniezione al mese di betametasone forte, perché alla fine tutto lo stress sopportato per decenni e mai “sfogato”, ma represso, ingoiato, soffocato nell’animo, si è manifestato con depressione, attacchi di panico, incubi notturni e infine, fibromialgia. Vivo nel sur de Chile da sette anni e se non avessi questo mezzo, il blog, e la passione della recitazione, sarei già morto… Ecco, mi sono confessato pubblicamente, anche se non amo la lamentazione, perché in fondo la causa di tutto sta nel mio orgoglio…in quella assurda resistenza, incassando colpi, umiliazioni ecc. ecc. … Ma dietro questi blog ci sono persone vere, con nomi e cognomi e penso che sia utile farsi coraggio. Grazie Annina!
    Luigi Maria

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  14. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Ci vuole un gran coraggio per affrontare l’ansia.
    L’unica cosa che vorrei dirti è che tanto è forte dentro di noi, tanto rende a indebolirsi quando ne parli È come quando da piccola facevo brutti sogni, nel momento in cui ĺo raccontavi a mamma e papà facevano meno paura.
    Un abbraccio….oh siamo sicuro che non mi contagi con un abbraccio, vero? (Se non faccio almeno una battuta cretina…Non mi sento a posto. Scusa)

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  15. Perchè mai uno si dovrebbe vergognare? Credo poi che ci siano passati o ci siano dentro tutti, ma proprio tutti quelli che hanno un’anima ed un cervello che ragiona. Quelli a cui ti riferisci sono i mali endemici di una società che non risparmia nessuno, quindi dare dei giudizi in proposito, sarebbe come dare del cornuto all’asino da parte del bue… 😉

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      1. cara la mia donchishottesca Annina, vuoi combattere contro i mulini a vento? Lascia perdere la TV, ormai è superata. E’ il pozzo nero della società, da quello che sento la guardano solo gli zombie. La maggior parte delle persone non può essere salvata perchè non lo vuole, fattene una ragione. Pensa a te stessa, a migliorare, a crescere e lascia il nulla a chi dal nulla viene e nel nulla finirà… 😉

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  16. … beh, dopo avere letto tutti i commenti penso che potremmo aprire un bel club con tanti, tantissimi soci di fatto e di diritto. Ahahahah! 😂😂😂😂 evviva l’ansia che ci accomuna, io la combatto con goccine serali e con un sacco di “…ma che me ne importa!” . Funziona benino devo dire, adesso ho capito che le cose vanno come devono andare nonostante i nostri sforzi per raddrizzarle. Ho cominciato cosi’ a lasciar correre, a prendere le cose con piu’ leggerezza. Ho capito che il nostro unico compito e’ quello di essere felici perche’ le disgrazie, le malattie e i dispiaceri capitano a tutti ma fra una cosa e l’altra dobbiamo vivere nel miglior modo possibile. Ciao ciao ansia, che il diavolo ti porti via. 😄 Un bacio a tutti 💋

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      1. io le prendo ogni sera, poche e amen. Ma quello che e’ importante e’ riconsiderare completamente il nostro atteggiamento verso la vita. Tu sei giovane ed hai grandi opportunita’, ricorda cge nessuno di noi e’ in competizione con altri, che nessuno e’ migliore o peggiore di noi ma solo diverso da noi. Ognuno e’ perfetto ed al suo posto per la strada che deve intraprendere nella vita. Sii sempre onesta, intraprendente e non farti rubare i sogni da nessuno, godi la vita in ogni piccolo singolo attimo perche’ anche se adesso non ti sembra la vita e’ brevissima e le opportunita’ te le offre una volta sola. Ama tutti, gli animali, la natura ricordando che nulla ti appartiene a parte te stessa e la tua unica e speciale identita’, siine fiera.

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  17. Mia cara, secondo te per scrivo da tre anni? Anch’io ho un mal d’anima oltre che problemi fisici. Ci sentiamo soli per incompresi e, spesso, chi ti sta vicino invece di aiutarti, si scoccia. Non ci sono soluzioni semplici, perché la vita spesso non lascia tante vie di scampo, comunque tu sei giovane, hai molte potenzialità. Un consiglio? Pensa per te, fai le cose che più ti piacciono e non aspettarti niente da nessuno. Ricordati, che solo le anime più sensibili patiscono, chi è felice e appagato o, ha un carattere menefreghista, stai sicura che non si ammala! Ciao, Giusy

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  18. se ti consola recenti statistiche dicono che più del 60% degli uomini fra i quaranta e i cinquanta sono sotto farmaci. Devi dirlo ad alta voce perché questo è già un modo per far diminuire l’ansia. E’ solo da pochi anni che mi sono liberata di questa mia compagna assidua, è stato un lavoro durissimo che però ognuno di noi può fare e poi sei …libera.

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  19. Ipocrisia e perbenismo sono le ragioni per cui le persone “perbene” non hanno mai problemi da condividere, né dimostrano solidarietà a chi ha il coraggio di esporli. Ti mando un abbraccio e tutta la mia solidarietà 🙂

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  20. Bravissima Annina. Vorrei farti ascoltare i leggendari “92 minuti di applausi” citando l’esilarante film. Hai perfettamente ragione. E’ molto importante affrontare l’argomento in questo modo, con una idea di pura catarsi, e fare luce sulla realtà. Solo così ci si autodetermina e si giunge alla vera autentica libertà chiamata consapevolezza e accettazione di quello che siamo.

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    1. Grazie Daniele! Troppo gentile. Cerco solo di portare alla luce problematiche che affondano le radici nel silenzio, nella paura e nell’ignoranza. È un atto dovuto a tutti coloro che non ne hanno la forza o si sentono soli. È ora di scuotere l’opinione pubblica, creare vera informazione e sfondare il muro del silenzio.

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      1. Sono totalmente d’accordo. Bisogna creare una vera mente “libera” e aperta che possa “sfondare il muro del silenzio”, come osservi benissimo. Dietro al silenzio e alla paura, si nascondono storie di ordinaria disperazione che si possono trasformare in vita “esperita” purché si frantumino le barriere della falsa immagine di sé e di una costrizione ad essere sempre perfetti. Una pura illusione. Conta su di me per “sfondare il muro del silenzio”…

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  21. Soffro di ansia sociale da quando avevo 19 anni, e il tuo articolo tocca nel profondo. Il mio secondo blog mi aiuta molto a esternare tutto quanto, è terapeutico. Ma non ne parlo con nessuno, tranne il mio fidanzato e un’amica conosciuta online.

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  22. Il guaio vero è che siamo impotenti…vorremmo aiutare, vorremo dare soluzioni, essere risolutivi e invece niente di tutto questo, anzi a volte più ci agitiamo, più ci diamo d afare e peggio è, si rischia solo di fare danni. Possiamo solo restare vicini, aspettando che passi. Ma non è facile. Non è facile affatto.

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  23. So di cosa parli.La mia ragazza ne soffriva ed aveva attacchi di panico tremendi che la lasciavano immobile. Non c’è nulla di cui doversi vergognare. Se c’è qualcuno che ti critica per questo o peggio che ti prende in giro in maniera maligna non merita alcuna considerazione.

    Ps non c’entra nulla ma sai che da un tuo post o meglio da certi commenti ad esso avevo tratto spunto per un post?

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  24. Ciao Annina , conosco bene il problema , vivo da oltre 40 anni con una moglie ansiosa e soggetta ad attacchi di panico , con uno dei due figli che è ansioso e che ha la figlia più grande ansiosa infatti doveva andare al campo scout ma le è venuto mal di pancia . Sono andato a prenderla ha dormito da me …ne abbiamo parlato a lungo e quando l’ho accompagnata al pulman era rilassata mi sento un ansiolitico hahaha

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