Caos imperturbabile 

​Erano seduti vicini,  mai così lontani in realtà.  

La stanza era illuminata da una lampadina fioca che ronzava e ogni tanto perdeva colpi. 

A occhi bassi entrambi. 

Il cane aveva smesso di grattare per uscire,  anche se guardava Valerio con speranza.  

Si potevano sentire le macchine passare,  la signora del piano di sopra canticchiare,  la città che si muoveva e faceva rumore.  

Nulla era più assordante di quel silenzio.  

Gioia si girò verso Valerio,  senza alzare gli occhi,  voce bassa e rauca “la vuoi sapere la verità?” 

Deglutì come se dovesse buttare giù il boccone più grande del mondo.  

Lui non si mosse,  restò a guardare le trame di quello stupidissimo tappeto peloso che odiava.  

Fece cenno di sì,  impercettibilmente.  

Gioia chiuse gli occhi e prese fiato,  concentrata,  come prima di un’apnea. 

“la verità è che sono una bugiarda.  La verità è che sono una codarda.  La verità è che faccio finta di avere le risposte e non so proprio un cazzo.  

La verità è che ho talmente tanta paura di ogni cosa che devo crearmi corazze resistenti per difendermi.” 

Valerio aveva contratto la mascella.  Incapace di ribattere.  

Lei era un fiume adesso,  parlava veloce “la verità è che non è vero niente.  La verità è che ci spero ogni volta,  che dico di no ma la voglio una favola,  che dico di no ma li voglio i casini,  che dico di no ma sono una stronza.  

E lo sai il perché? Lo sai?” 

Non gli diede il tempo di ribattere e subito “perché io credo nell’amore,  credo nelle persone e puntualmente ci resto di merda.  E non imparo mai,  no.  Ci ricasco con le scarpe ogni volta.  

E ogni fottutissima volta sto ad aspettare una cazzo di parola Valerio. Un gesto semplice,  un – hey ho una sorpresa- un – hey t’ho pensata,  mi sei mancata,  ho bisogno di te- una qualsiasi cosa.”

Valerio non sapeva cosa dire,  si girò a guardare la vita fuori dalla finestra,  dentro aveva il caos imperturbabile di chi ha deciso di non osare per non correre più rischi.  

Gioia alzò lo sguardo determinata e inchiodò i suoi occhi traboccanti di ogni emozione umana in quelli del ragazzo,  “cazzo non capisci? Non capisci che io sto muro te lo voglio sfondare? Non capisci che mi stai inchiodando? Che non posso fare nulla? Allora cazzo scappa,  non fa niente,  evita di amare e di provarci.  Tanto domani avrai un’altra donna.  Tanto una vale l’altra giusto? E potrai continuare così fino alla fine dei tempi.  Cosa ti resterà poi? Io ci volevo provare davvero è non perché fosse uno sforzo o una sfida.  Non perché sono una masochista. Non perché ero annoiata.  Cosa credi? Nemmeno io volevo questo,  volevo starmene per i cazzi miei tranquilla,  o credi che volessi un uragano dentro? È arrivato,  l’ho riconosciuto e mi ci sono buttata dentro”. 

Lo guardava implorante,  nell’attesa di qualcosa,  arrivò un duro “te lo avevo detto,  lo sapevi. Se ti sta bene così ok altrimenti puoi andare,  quella è la porta” 

Di nuovo,  ancora una volta,  aveva distrutto quel minimo di speranza di un’apertura.  

Prese la borsa,  si alzò,  si diresse all’uscita.  Tentennò un attimo,  sperò andasse a fermarla.  

Attese un tempo che le pesò fin troppo sulle spalle.  Girò la maniglia,  un passo insicuro,  un respiro e via.  Era in strada,  vita fra le vite.

Annina Botta 

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6 pensieri su “Caos imperturbabile 

  1. troppo diversi questi due, “caos imperturbabile” contro “uragano dentro”, troppo passivo lui, troppo donchisciotte lei, troppo bastardi i loro nomi, Valerio che non vale un accidente, Gioia senza più gioia, troppo coraggio lei, quel coraggio che schianta e non ammette pace, troppo vigliacco lui, quella vigliaccheria che il nulla è meglio del dover affrontare una responsabilità,
    troppo per avere qualche possibilità di salvezza.
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    ml

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  2. Eppure capita che una qualsiasi Gioia , piena di entusiasmo e di vita , per insicurezza e inesperienza si affidi allo strano amore di un qualunqueValerio…
    Gioia proietta la sua stessa voglia di vivere su quel muro d’inverno che e’ Valerio , ma che non le rimanda nessuna immagine ne’ suono..

    Non poteva che finire cosi’ ; scappando , magari sbagliando piu volte prima di trovare una risposta adeguata alle sue domande , e’ almeno libera e viva.

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      1. E’ vero , certe volte si preferisce la sofferenza al…vuoto
        Disinvestire il proprio “capitale” affettivo costa molta fatica e , pensando che le cose si aggiustino da sole , si tira avanti….

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