Del tempo nel tempo

​Marlene ripensava a quei due uomini.  Uno selvaggio,  ribelle,  sfuggente,  erotico,  liquido.  L’altro presente,  coerente,  amorevole,  tenero,  solido. 

Aveva scelto Mertens e la sua stabilità.  

L’orologio correva,  tic tac tic tac.  

Li amava entrambi,  li avrebbe sempre amati.  

Due fratelli così distanti,  così simili. 

Fartes si era ammansito,  aveva rinchiuso i riccioli in un impomatato codino basso.  

Marlene sapeva che lì sotto c’era ancora l’indomabile libertino,  sepolto da trine e merletti di una donna troppo severa.  

La donna che aveva scelto al suo posto,  la donna che se lo era portato via.  

Non avrebbe mai capito cosa lo spinse ad amarla,  forse il finto garbo passivo aggressivo.  Il piglio autoritario.  

L’orologio correva,  tic tac tic tac.  

Il vecchio Jules stava percorrendo a fatica gli ultimi passi che lo dividevano da quei ricambi blu notte che aveva rincorso tutta la vita. 

In paese stavano inaugurando il nuovo campanile. 

Mertens correva,  non c’era più tempo. 

Fartes guardava una casa estranea con occhi vacui.  

Jules era sotto il piccolo portico a ridosso del mare e vedeva la sconosciuta amata lì ad un passo. 

Marlene respirava e spingeva e sudava e imprecava. 

Quel bambino non voleva nascere ed era da sola,  in quella casa di campagna troppo grande.  

L’orologio correva,  tic tac tic tac. 

Jules si era inginocchiato devoto davanti a quella anziana signora che aveva gli stessi occhi di bambina che lo avevano spinto a girare mezzo mondo. 

Fartes era sul ciglio della porta che fissava la maniglia ma chissà dov’era. 

La gene era in festa,  col fiato sospeso ad attendere il gran momento.  

Mertens correva.  

Il tempo scorreva,  tic tac tic tac.  

Jules posava le labbra su quelle della sua donna,  goffo la toccava,  incredulo la respirava,  piano la penetrava,  come solo un vecchio pazzo d’amore potrebbe fare.  

Marlene urlava.  

Fartes stava per indietreggiare,  indeciso,  combattuto.  

L’orologio correva,  tic tac tic tac.  

Jules stava per esplodere.  

La gente era pronta a esultare.  

Mertens correva e avrebbe voluto fermare il tempo per arrivare in tempo.  

Marlene era al limite.  

Fartes prese deciso l’uscio.  

Tic tac Tic tac Tic tac. 

Jules si fermò,  abbandonandosi tra i capelli argentei d lei. 

Fartes si fermò prima di andarsene,  solo per slegare i capelli e tornare libero.  

Mertens era arrivato.  

Marlene era madre.  

Il vecchio era diventato uomo.  

La gente rideva chiassosa. 

Tic tac Tic tac Tic tac.  

Poi il nulla.  

Il tempo immobile,  tutto ovattato,  sospeso,  ibernato. 

Un pianto di bambino che rompe il silenzio innaturale di un tempo nel non tempo.  

Marlene che lo stringe. 

Mertens che guarda il figlio e si scopre indifeso.  

Nessun ticchettio.  

Lo guardano.  

È strano, è appena nato e sembra già antico.  

Si guardano.  

Le lancette tentennano. 

È nato.  

Si chiama Jules. 

Il tempo ricominci a scorrere,  in modo diverso però.  

M questa è un’altra storia. 

Annina Botta 

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