Morfeo 

​Mi rigiro,  attendo morfeo,  lo invoco con devozione.  Dio del pantheon non mi ignorare, sfiorami coi papaveri gli occhi e i pensieri.  

Guardo a vite passate,  sono una cortigiana, una principessa persiana,  poi un’orfana gitana.  Spavalda come Esmeralda.  Zingara senza patria,  scalza intemperia,  antica memoria,  priva di storia.  Corro libera come l’aria,  mi addentro segretamente in una libreria di periferia.  Ora sono Briseide  e ho le carni livide macchiate da mani viscide.  

Giungi morfeo,  prima che Orfeo si giri,  sono Euridice in salita dal vortice.

Annina Botta 

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