Carta velina

Fiori di ciliegio che danzano nel vento di un pomeriggio a tinte scure. Alzo la testa e fra i capelli corvini si deposita un petalo,  unico tocco di colore in questo piattume. Lo prendo fra le mani come in sogno,  lo chiudo nel pugno per proteggerlo da brezze impertinenti.  Tutt’intorno profumo di nebbia,  inarco la schiena e cambio dimensione.  Sono arrivata dove tutto è colore,  dove tutto è passione,  dove tutto è possibile,  dove tutto è di carta velina,  dove di notte fra le stelle si rincorrono ombre cinesi.  Inizio a dondolarmi dolcemente al suono di un violino che arriva da lontano.  Mi lecco le labbra e vi è sapore di zuccherino nettare,  agrumeto sul fondo,  quanto basta a far pizzicare piacevolmente la lingua.  D’un tratto un rumore,  un brusio mi ridesta,  sono lì in piedi vestita di rosso stagliata su uno scenario di cemento e reticolati.  Mi accorgo che ho ancora il pugno chiuso,  stretto in una morsa,  lo apro per liberare il petalo e vedo solchi profondi sul palmo,  sanguinanti.  Troppo a lungo ho tenuto la presa e del fragile tesoro poco è restato,  raggrinzito dal sudore e dal sangue.  Era bello prima che lo proteggessi,  prima che lo soffocassi,  uccidendo lui e ferendo me.  Lo guardo colma di pentimento e mai più serrerò i pugni per custodire le anime fragili,  aprirò il cuore e le terrò lì,  ma sempre libere di volare,  nel vento,  portando colore in ogni grigiore.  

Annina Botta 

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