Buon cielo a noi 

​un anno che finisce, un anno che inizia…ed è sempre così. aspettative, ambizioni, propositi. l’idea di non rifare gli stessi errori, la presunta consapevolezza di esser cresciuti, maturati, di aver vissuto e sapere come gira il mondo. ma ora mi sto chiedendo…come gira questo mondo?esattamente un anno fa mi dicevo convinta e compiaciuta che avrei cambiato rotta, che avrei cambiato ciò che mi circondava. adesso mi ripeto le stesse cose. tutti i cinquantenni che conosco fanno lo stesso. e continueranno a farlo. si fa un sospiro di sollievo pensando che un periodo tedioso è finito e ci si butta sul “nuovo” domani con avidità, con speranza. la verità è che oggi è un giorno come un altro. un’occasione in più per bere e divertirsi. un’occasione per riunire la famiglia. insomma un mero tentativo di riscatto, un sussulto di dignità e giudizio. la verità è che ne abbiamo bisogno. abbiamo bisogno di credere in qualcosa per andare avanti. abbiamo bisogno di appigliarci e tenerci saldi. ma non è oggi che avvengono i cambiamenti. non è in modo così repentino. domani ci sveglieremo e i problemi che avevamo saranno lì ad aspettarci, per loro non c’è una scadenza. le delusioni, gli affronti subiti non saranno cancellati con un colpo di spugna. con un calendario nuovo di zecca che ci da rimedi per ogni malanno o proverbi per tutti i gusti. la verità è che domani il cielo sarà quello di sempre, quello di oggi, quello che sta sopra le nostre teste da sempre. la verità è che fra un anno quel cielo sarà uguale e sempre sarà così se confidiamo che per mezzo di una data esso cambi da solo. allora il mio primo proposito per quest’anno è : NON FARE PROPOSITI. non aspettarmi che domani tutto sarà splendente per bontà divina. voglio poter pensare che fra un anno a quest’ora scriverò che tutto sommato il nuovo anno non è stato molto diverso. che tutto sommato ho rifatto gli stessi errori. che tutto sommato ho vissuto a modo mio, rompendomi un po’…ma la vita a volte si rompe e va bene anche così. però che lentamente ho preparato nel mio intimo un cielo migliore, più luminoso e benevolo, dove c’è spazio per tutti, dove non c’è un solo colore, un solo sesso, un solo ricco. dove ognuno può trovare la sua dimensione di tranquillità e dignità. perchè sotto il cielo che io vorrei c’è spazio per tutti coloro che adesso lo guardano e si chiedono chi cazzo ha preso la loro stella. forse questo cielo non farò in tempo a vederlo finito…non può mettersi in essere in un sola notte, in una sola pagina che gira. si costruisce lentamete. però già lo immagino ed è bellissimo. 

Annina Botta 

Morfeo 

​Mi rigiro,  attendo morfeo,  lo invoco con devozione.  Dio del pantheon non mi ignorare, sfiorami coi papaveri gli occhi e i pensieri.  

Guardo a vite passate,  sono una cortigiana, una principessa persiana,  poi un’orfana gitana.  Spavalda come Esmeralda.  Zingara senza patria,  scalza intemperia,  antica memoria,  priva di storia.  Corro libera come l’aria,  mi addentro segretamente in una libreria di periferia.  Ora sono Briseide  e ho le carni livide macchiate da mani viscide.  

Giungi morfeo,  prima che Orfeo si giri,  sono Euridice in salita dal vortice.

Annina Botta 

La rivincita di Icaro

​Siamo un’idea,  siamo una percezione,  siamo un’intuizione.  

Non saremo mai perfetti,  non ne avremo mai abbastanza.  

Ci schermeremo dietro la distanza,  magari dall’altra stanza.  

Soffriremo di assenza ancora prima di salutarci. 

Saremo preda di irruenza,  fingeremo indifferenza.  

Non saremo omologati,  né pallidi e vuoti surrogati.  

Saremo sfrenati,  assetati,  scardinati. 

Saremo voraci,  mai paghi di noi.  

Saremo avvinghiati,  mischiati,  sfacciati, spogliati. 

Saremo assordati dalle lingue,  ambigue,  contigue,  che si rincorrono.  

Saremo mani,  sudore,  sapore.  

Saremo stupore,  amore,  batticuore.  

Saremo colore, saremo rossore,  saremo privati del senso delle ore.  

Saremo ostinati,  e fottutamente incasinati,  sempre spettinati.  

Saremo incanto,  come Icaro,  ma senza schianto.

Annina Botta 

Multiversi 

​In queste falle poco inclini alla rimonta posso scorgere farfalle,  gialle,  chiuse in bolle.  La pelle pizzica,  freme,  le pupille mai tranquille.   Credimi faremo faville,  costruiremo meraviglie.   Siamo scaglie,  siamo voglie.   Multidimensionali e carnali,  passionali,  mai banali o casuali.  Essenziali e disuguali.  Saremo incastrati talmente bene da essere illegali.  Immortali.  Immorali.

Annina Botta 

San Lorenzo 

​Ci sono giorni più opachi di altri. Sul finire di un’estate non pervenuta,fatta di pioggia e fulmini. Come a volerci lavare,dalla miseria che alberga ovunque,da quella povertà di animo e tasche che non lascia scampo. Come a volerci svegliare,da quello stato apatico e rassegnato. Come a volerci mostrare i denti,a volerci dire che stiamo sempre sotto. Ma no,sotto è bello starci solo quando si fa l’amore. Perché a san lorenzo le stelle forse non ce le possiamo più permettere,solo nuvole sopra le teste alzate e bagnate e piene di vento,anche quando non si muove foglia. Ma forse san lorenzo sarà domani,o stanotte o chi lo sa. Forse san lorenzo e le scie luminose e le stelle e la luna le dobbiamo cercare altrove. Forse dentro una vita che ci tiene in attesa. Forse dentro un sogno che è troppo grande e bello per sciogliersi alla pioggia. Perché che ci si creda o no,questo fa la differenza. Vedere le stelle mentre fuori piove.

Annina Botta 

Così per dire 

​Parlare.  Le prime parole di solito sono “mamma papà acqua cacca”,  pronunciate tentennando,  con mille persone che ti battono le mani,  ti sbaciucchiano,  si emozionano.  Sono una scoperta,  fonte di ilarità per gli altri,  al suono di neologismi improbabili.  Sono fonte di fissazione per noi,  come quando da piccola ignorandone il significato ripetevo stile mantra “porco can”.  Poi diventano curiosità,  ogni giorno chiediamo il significato di un nuovo vocabolo.  Finché parlare fluentemente non diventa meccanico,  non v’è più traccia d meraviglia, stupore,  svanisce l’ascolto,  svanisce l’impegno.  Non diamo più un peso specifico a ciò che diciamo,  buttiamo là frasi fatte o poco sentite.  Così,  svogliatamente,  inconsapevoli dell’importanza che hanno.  Pensateci,  da piccoli alla fatidica domanda “vuoi più bene a mamma o papà?” andavamo in tilt.  In modo primordiale,  senza pieno coscienza, sapevamo che era importante,  che non era da prendere leggera,  che aveva un senso emotivo profondo.  Ora quante volte ne abusiamo? Quante volte ci soffermiamo su ciò che diciamo e ci dicono? Quante conversazioni fatte di nulla? Con che semplicità le usiamo con violenza o leggerezza? E questo mi fa pensare.  Al perché non si comunica,  al perché tante storie vanno a puttane, tanti rapporti si atrofizzano,  si inaspriscono. Forse dovremmo tornare bambini,  un lessico meno forbito ma più sentito.  Balbettare incerti,  con la voce del cuore però.

Annina Botta 

Se

​Se tu fossi magia io imparerei sui libri antichi il tuo splendore.  Se tu fossi magia io non opporrei resistenza e mi farei incantare dalle tue parole.  Se tu fossi magia io mi impiglierei nei tuoi occhi inevitabilmente.  Se tu fossi magia ti insegnerei a diventare polvere di stelle. 

Annina Botta